Vent’anni di onorata carriera, almeno due capolavori alle spalle in mezzo ai nove full lenght che fanno dei Dark Tranquillity il più longevo ed importante gruppo della rinomata scuola di Göteborg. Non é sempre stato facile per i padri fondatori del melodic death trovare il giusto equilibrio tra le proprie esigenze artistiche, le aspettative del pubblico e gli interessi dell’etichetta. Dopo avere di fatto inventato un genere con ‘Skydancer‘ e ‘The Gallery‘, che hanno garantito loro imperituro successo e unanime stima, si confermano con ‘The Mind’s I‘, disco solido e tecnicamente impeccabile, anche se non omogeneamente ispirato, e provano a rivoluzionare loro stessi ed il mondo che li circonda con due album più melodici e sperimentali. Se il primo, ‘Projector‘ , riesce nell’intento di stupire i fan quanto di appassionare le esigenze di chiunque ami la buona musica, ‘Haven‘, realizzato forse con eccessiva fretta, per quanto affatto pessimo, si traduce nell’incidente di percorso che influenzerà le musicali scelte, talvolta discutibili, del successivo decennio. Sull’onda di logiche puramente commerciali, infatti, ecco che il tiro viene corretto dal compatto ‘Damage Done’ il quale porta ottimi risultati in termini di vendite ma, per i più colti sostenitori del gruppo, a causa della sua natura lineare e priva di pretese artistiche, é ancor oggi causa di lacerante frustrazione. Anni di lenta convalescenza e due nuovi full lenght intitolati ‘Character‘ e ‘Fiction‘. L’inattesa ‘The Mundane And The Magic’ chiude l’album, conducendonci colmi di speranza verso ‘We Are The Void‘. La più cupa ed intensa delle loro recenti opere, riporta finalmente i Dark Tranquillity all’apoteosi del melodic death. Un profetico capolavoro che noi tutti aspettavamo, ma che molti, nella fretta di soppesarlo, ancora non hanno riconosciuto.

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